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A PROPOSITO DELLA TRASMISSIONE DI "REPORT" DEL 19/5/2014

Si rendono necessarie diverse precisazioni di merito dopo che la trasmissione " Report" andata in onda su RAI Tre nella serata del 19 maggio 2014 ha determinato un certo sconcerto e legittimi interrogativi negli spettatori e, in particolare, in quanti hanno seguito in questi anni le vicende del cattolicesimo politico.

Partiamo dalla fine. La dottoressa Gabanelli ha dato conto di una sentenza della Cassazione (n.25999/2010) con cui si precisa che la Democrazia Cristiana non è mai stata sciolta. La notizia non ha alcun carattere di novità nè può sorprendere chi ha vissuto la temperie dei primi anni 90. Nessuno infatti ha mai sostenuto il contrario, essendo vero che nel gennaio del 1994 non nacque un nuovo partito, ma semplicemente il Consiglio Nazionale decise il cambio di nome della Democrazia Cristiana con quello di Partito Popolare Italiano. Diversi organi giurisdizionali pronunciatisi avevano infatti già precisato che non si era "determinato alcuna estinzione dell'associazione non riconosciuta (Democrazia Cristiana) che quindi ha continuato, nel rispetto e nella affermazione dei valori precedentemente perseguiti, la propria esistenza quale identico soggetto giuridico ancorchè sotto altra denominazione".

Quindi, la citata sentenza della Corte di Cassazione si pone in linea con le altre precedenti e con quanto da noi sempre sostenuto.

IL PPI, dunque, si è trovato nella doverosa necessità di continuare una linea politica cristianamente ispirata, oltreché di onorare tutti gli impegni assunti dal partito precedentemente denominato Democrazia Cristiana. Ogni speculazione sulla destinazione del patrimonio è fuorviante e inaccettabile, non fosse altro perchè si tratta di patrimonio formatisi senza alcun sostegno pubblico (nessuna lira uscita dalle tasche degli italiani in quegli anni è pervenuta alle casse del partito: la legge istitutiva del finanziamento pubblico comincia a operare infatti solo nel 1974), ma solo con il contributo dei militanti e dei simpatizzanti. L'uso del patrimonio è dunque stato finalizzato a onorare i debiti accumulati dall'associazione politica cui avevano aderito quei militanti.

In tale spirito vanno valutate tutte le operazioni oggetto del servizio giornalistico redatto da " Report".

Va precisato inoltre che non vi è stato alcun mercanteggiamento " interno" fra i soggetti che si riconoscono in tale successione. Se si è operato negli anni novanta una ripartizione di quote patrimoniali fra gli stessi, ciò è stato frutto di un processo di riconoscimento della pluralità di tali soggetti, come emerge da diverse sentenze della magistratura. E' del tutto evidente che ognuno di questi soggetti è responsabile della gestione della propria quota di risorse, in ogni sede in cui fosse chiamato a farlo, poichè la provenienza da contribuzioni private del patrimonio della DC non autorizza una gestione dello stesso men che corretta sotto tutti i profili.

Dopo la nota vicenda della spaccatura del Partito Popolare Italiano ad opera del segretario Buttiglione, intervenne – come è noto - una mediazione e un accordo patrocinati dalla dirigenza del PPE a Cannes, in seguito al quale al nuovo segretario Gerardo Bianco è stata riconosciuta la legittimità a continuare l'attività politica con la denominazione PPI e al suo predecessore, on. Buttiglione, il titolo a utilizzare il simbolo dello Scudo Crociato.

Il PPI ebbe riconosciuto dagli altri soggetti, CDU e CCD, la quota maggiore del patrimonio proprio perchè gravata dall'onere di saldare tutta la situazione debitoria relativa alla Democrazia Cristiana.

A tale proposito sentiamo il dovere di precisare quanto segue:

1) per quanto riguarda la vendita ad Immobiliare Europa S.r.l. dell'impreditore veronese Angiolino Zandomeneghi del pacchetto azionario della società che, per conto della D.C., deteneva gli immobili adibiti a sede di Partito, si ricorda che il fallimento di questa società è stato giudicato corretto non solo dal Tribunale di Roma, in sede collegiale, ma anche dalla Corte di Appello di Roma. Quindi ogni deduzione del medesimo Zandomeneghi, del dr. Schiavon, all'epoca incaricato di effettuare una indagine ispettiva presso la Sezione Fallimentare del Tribunale di Roma dal ministro Roberto Castelli, e della conduttrice televisiva in ordine a un presunto fallimento pilotato della società veronese è smentita dai fatti e da ben due sentenze della Magistratura. Il fallimento della società è stato chiesto perché la stessa non ha pagato il prezzo convenuto con il tesoriere (e contestato dal segretario) del PPI di allora. Quindi nella storia narrata, con ben altra intenzione, nel servizio televisivo, si deve dire che è il PPI ad essere parte lesa, e non viceversa.

2) In ordine poi alla vendita di palazzo Sturzo è doveroso sottolineare che gli atti del trasferimento sono stati oggetto di verifica e ritenuti legittimi e regolari sia dal Tribunale di Roma che dalla Corte di Appello di Roma. Non si dimentichi che la ricerca di un acquirente ha richiesto un lavoro di diversi anni, considerato lo stato del palazzo, la sua configurazione architettonica e i danni determinati dal prolungato stato di abbandono. Il provento della vendita è servito ad estinguere il rilevantissimo credito ipotecario ( di diverse decine di miliardi di lire) acceso sull'immobile dalla Banca di Roma. Non sono legittime le osservazioni sul differenziale fra la quota pagata dall'acquirente e la cifra superiore a cui il medesimo l'ha ceduto nello stesso giorno a un istituto finanziario a cui aveva richiesto il finanziamento di tutta l'operazione compresi gli ingenti lavori di ristrutturazione dell'edificio, che giustificano tale differenza. E' a questo punto che nasce la società "Efisio" come strumento finanziario per estinguere il credito vantato dalla Banca di Roma. E' vero altresì che nell'operazione è sopravvenuta al PPI, attraverso l'Efisio una disponibilità di circa 7 milioni di euro, utilizzati per estinguere altri significativi debiti della passata gestione DC oltrechè per due investimenti immobiliari allo scopo di capitalizzare la somma stessa, come ha sostenuto in trasmissione il tesoriere del PPI. Non vi è dubbio che, quantunque posti in campo all'Efisio, questi ultimi beni siano da considerarsi parte del patrimonio PPI. Gli altri immobili pervenuti in precedenza al patrimonio del PPI sono oggi utilizzati, in diverse città italiane, come sedi di Associazioni Popolari che si occupano di formazione alla politica o sono state affidate in comodato d'uso al Partito Democratico per le sue sedi periferiche.

Tanto si è ritenuto di dover precisare, con ampia facoltà di verifica e di richiesta di eventuali ulteriori chiarimenti, da parte di chi ritenga di averne titolo.

PPI/Associazione Popolari
Roma 20 Maggio 2014